Sotto certi versi, passeggiare per Tokyo e' come assaggiare un okonomyaki, un piatto tipico di queste latitudini. Ma rimando a dopo le spiegazioni, per riportare prima le impressioni relative alla giornata di oggi. Senza accorgercene, abbiamo adottato un approccio soft alla capitale giapponese, in questi giorni. Dopo Minami-Senju, infatti, il quartiere nel quale risiediamo, abbiamo visitato Asakusa, zone, queste, universalmente riconosciute come "tradizionali".
Al contrario, in questa terza frazione del nostro soggiorno, la cosiddetta modernita' di Tokyo ci ha assalito. La nostra meta e' stata infatti Ueno, zona commerciale, ricca di luci, insegne, locali,palazzoni a piu' piani capaci di ospitare tanto mostre immense di gadget legati agli anime, quanto svariati locali. Per le strade, una marea di persone: la ricca fauna degli impiegati, i ragazzi all'ultima moda, qualche anziano, stranamente a suo agio in quel caos. Era tutto bellissimo, affascinante. Mi sentivo rapito da quello che vedevo.
Ecco, non voglio dilungarmi in tirate sulla velocita' dei nostri giorni. Solo, confutare quanto io stesso ho riportato prima in maniera intenzionalmente grossolana; Tokyo e' la citta' maggiormente rappresentativa dei nostri giorni non perche' completamente moderna e tecnologica, ma, al contrario, perche' in essa il delirio moderno di Ueno abbraccia senza difficolta' la confinante Asakusa. E persino oggi, tra un manufatto futuribile e l'altro, ho visto sbucare un negozio di stampe antiche...
Cosi' Tokyo, che non ha un centro storico, ma e' un aggregato di diversi quartieri, e' la metafora del nostro mondo, dove il Giappone, gli Usa e l'Europa convivono con l'Africa.
La sera abbiamo cenato in un belissimo ristorantino situato al quarto piano di un palazzo. La specialita' erano gli okonomyaki.In pratica, ad ogni cliente viene servita una pastella composta di diversi ingredienti a scelta, che possono essere poi cotti direttamente su una piastra riscaldata situata al centro del tavolo. Letteralmente, Okonomyaki significa :"mangia quello che ti piace". Con Tokyo devi avere lo stesso approccio, puoi scegliere cio' che ti piace: tradizione, innovazione, continuita' , e assaporarlo insieme o separatamente. Esattamente come avviene su scala piu' vasta nel pianeta intero, Tokyo e' una realta' policentrica.
Forse, un giorno gli uomini inventeranno un nuovo concetto di attualita', e quanto detto qui sara' superato. Ma, per ora, non abbiamo bisogno di metafore. L'architettura di questa citta' esprime tutto cio' che viviamo.

Seconda giornata. Dopo una mattina piuttosto piovosa, trascorsa interamente in albergo, il pomeriggio ci siamo diretti verso Asakusa. Diversamente da quanto scritto sopra, infatti, la vicinanza con il quartiere di Asakusa ci ha indotto a preferirlo a Shibuya, nostra meta iniziale, soprattutto per ragioni di tempo. Basti pensare che dal nostro albergo si tratta di un tragitto in metropolitana di circa mezzora.
Prima tappa, la via commerciale di Nakamise. Sostanzialmente, si tratta di un allegro carnevale di negozietti,il cui numero non saprei quantificare, che espongono di tutto. Nel giro di un paio d'ore ci siamo trovati di fronte a negozi dedicati intermente a Maneki Neko, una sorta di statuetta benaugurante tipica del giappone che rappresenta un gattino sorridente con una zampina alzata, oppure ad esercizi dove era possibile acquistare katane, kimoni a buon prezzo, ventagli, ceramiche, cianfrusaglie varie, e persino parrucche!
Intorno a noi, l'umanita' piu' varia. Dalle signore in completo tradizionale, agli impiegati, ai giovani galletti con vestiti improbabili....
Poco dopo, ci siamo recati al tempio di Kannon, uno dei piu' inportanti di Tokyo. Gia' solo il portale d'ingresso, affiancato da due enormi statue raffiguranti il dio del vento e quello del tuono, che somigliano tantissimo alle divinita' che si materializzano dietro Kenshiro quando si incazza, e' bellissimo. Passato il portale, ci si trova di fronte ad un braciere d'incenso, presso il quale i fedeli si recano per bruciare un bastoncino per poi raccoglierne il fumo ed indirizzarlo verso le parti del corpo che provocano loro dolore, sperando in una guarigione.
Quindi, c'e' un'ampia scalinata, che termina con una sorta di altarino, dove i giappi depisitano una piccola offerta in denaro per poi pregare la dea Kannon. Tutt'intorno, statue di vario tipo, tra cui un monumento dedicato ai piccioni!
Infine, ci siamo concessi un lunga passeggiata per le strade di Asakusa, le stesse dove si trovavano i localini dove ha avuto inizio la carriera del grande Takeshi Kitano. Una cosa particolarmente impressionante e' che ogni tre negozi, uno e' un ristorantino, generalmente di Ramen o di Soba.
E indovinate chi abbiamo beccato la sera in tv prima di andare a dormire? Ma il buon beat Takeshi, che,con un'improbabile capigliatura bionda, si dedicava a torturare verbalmente, ma pensiamo anche fisicamente prima della fine del programma, il concorrente di turno! Asakusa Style?
E finalmente siamo arrivati a Tokyo. Piuttosto male in arnese, ma siamo arrivati.E sarebbe stato strano il contrario.Vrrei vedere voi, dopo quasi dodici ore di volo, cui vanno sommati altri 180 lunghissimi minuti nella metropolitana infernale della capitale giapponese. Ma andiamo con ordine.
Siamo arrivati a Fiumicino verso le 10 di Martedi.Sorpassati check in e controlli vari, ci siamo finalmente imbarcati, per poi partire intorno alle 13. Durante il nostro viaggio, ci siamo sciroppati qualche pellicola cinematografica (Scooby Doo 2 e 50 volte il primo bacio), abbiamo rivisto un episodio di friends, ma, soprattutto, abbiamo concentrato tutte le nostre forze nel tentativo di riuscire a...dormire. Nulla di fatto, mentre tutti, dico tutti, i Jappi intorno a noi si gettavano tra le braccia di Morfeo senza il minimo sforzo.
La tappa successiva e stata Narita. Sviluppato in altezza, piuttosto moderno, anche se meno di quanto ci aspettavamo ("eh ma andiamo in Giappone capirai...la tecnologia al massimo"), Narita si segnala per essere il solo posto dove sia possibile trovare dei giapponesi capaci di parlare in inglese.
Quindi, la metro, un simpatico girone dantesco. Sospetto che per fare il biglietto a Tokyo siano necessarie quantomeno tre lauree. In effetti, si tratta semplicemente di avere a che fare con delle macchinette con svariati pulsanti, che si accendono a seconda della somma di denaro che introduci. Ovviamente, ci sono innumerevoli tipi di biglietti diversi, e dal momento che vanno timbrati tanto all entrata quanto all uscita, se hai toppato rimani bloccato.Tutto questo sotto gli occhi vgili dei poliziotti locali.
Ma qualche Santo in terra lo avevamo anche noi. E quindi, mosse a compassione un paio di anime pie, grazie alle quali abbiamo ottenuto il nostro ticket, Stefania, Katia ed io abbiamo raggiunto il nostro albergo.
E qui e entrato in scena l eroe della giornata. Il receptionist. Un simpatico vecchietto rompicoglioni che non spiccica una parola di inglese, ama guardarti di sbieco per riderti in faccia, e , ultimo ma non ultimo, deve essere anche un deciso tirchiaccio, vista la solerzia con cui ha preteso che lo pagassimo. Il Juyoh e ubicato in una zona piuttosto periferica, non certo di lusso, ma con una dose di fascino derivante dal suo aspetto vissuto. L ambiente e tuttavia pulito e confortevole, e le camere, in stile tradizionale, sono molto graziose.
Questa sera, dopo una cena deliziosa in uno di quei tipici ristorantini in miniatura che si vedono nei manga con la nostra amica Mizuo (una ragazza del luogo di una gentilezza smisurata), ritorniamo alla base.
Domani ci aspetta Shibuya. A presto.
Il vostro turista per caso.
p.s. se vi state chiedendo dove sono finiti accenti e apostrofi, prendetevela con la tastiera giapponese.

Qualche giorno di relax, intervallato dalla preparazione del viaggio. Ancora pochi dettagli da sistemare, e saremo pronti. Le valigie, già piene per tre quarti, ci osservano pensose nella mia stanza. In questi giorni di coabitazione a tre ( io, Stefania e mio fratello) a casa mia, causa assenza dei miei per ferie, siamo stati veramente bene. Ieri, abbiamo invitato un pò di amici, per guardare insieme un dvd. E' stato bello. Le sere d'estate sembrano fatte apposta per trascorrerle in compagnia. A causa di un fraintendimento, purtroppo, stasera non potrò invitare a cena il mio migliore amico e la sua ragazza (anche mio fratello ha diritto ai suoi spazi, no?), ma passeremo a salutarli domani.
Abbiamo deciso, una volta nella terra del Sol Levante, di continuare ad aggiornare i nostri blog, giornalmente per quanto possibile, come una sorta di diario di viaggio. A presto, e buona vita a tutti.


Lo ammetto. Ero un tantinello sospettoso. E invece, ho scoperto che Fallen è un bellissimo album: struggente, intenso, oscuro e melodico. Da ascoltare.