Io l'ho sempre pensato che Libero fosse un quotidiano da non comprare. Ma scrivere: "I terroristi islamici uccidono il giornalista italiano CHE CERCAVA BRIVIDI IN IRAQ", oppure " I rapitori non hanno esitato a sparargli anche se era AMICO LORO E ANTIBERLUSCONIANO" è troppo. Sono contento di non aver mai votato Forza Italia. Il vostro ODIO per noi di sinistra vi fa passare sopra il rispetto che dovreste portare ad un uomo che è stato ucciso. E questo per cosa? Per compiacere Berlusconi, che da 3 anni si fa i cazzi suoi al governo. Continuate così, bravi.
PICCOLA COMUNICAZIONE: SULLA SINISTRA, SOPRA L'ARCADIA, HO INSERITO UN LINK AD UN SITO CON LE FOTO DEL NOSTRO VIAGGIO IN GIAPPONE... ;-)

Spesso si dice che alcune città non dormono mai. Sinceramente, nel corso della mia vita (sarà che ho viaggiato poco, ma non credo..) raramente mi era capitato di poter dire la stessa cosa di una delle città che di volta in volta mi capitava di visitare. Ma non ho dubbi in merito a Tokyo. Shinjuku, Shibuya, Ginza. Tokyo ha almeno 3 diversi cuori. Uno è elegante, ma nervoso; il suo pulsare è scandito dai ritmi del lavoro. E' Shinjuko, il quartiere dei grattacieli. Siamo saliti sul Tokyo-cho, quarantacinque piani, più di 230 metri. L'ascensore impiega un secondo per coprirli. Da sopra, si domina tutto: sessanta anni fa, questa città fu rasa al suolo, ora è ricoperta, tappezzata, invasa di costruzioni. Dal lato nord, si vede una macchia verde: la quiete, la serenità del tempio Shintoista Meiji, dedicato all'Imperatore e all' Imperatrice che inaugurarono questa era.
Shibuya, il quartiere dei giovani. Ogni via, ne nasconde un'altra, ancora più ricca della precedente. Cinema, negozi di cd, dvd e strumenti musicali. Negozi di abbigliamento. Incredibile come i ragazzi giapponesi cerchino di imitare la cultura rap dei neri americani. E poi, l'Animate, il paradiso di ogni appassionato di animazione . Tutto come da copione, certo, ma che copione. E' qualcosa di incredibilmente vitale. Qua e là, si vedono gruppi di Gals, le ragazze alla moda. Alcune sono carine, altre tendono ad esagerare con il trucco e gli orpelli. Ma c'è da dire che in kimono sono molto graziose. Immancabile, la visita alla stazione della metropolitana dove si trova la statua di Hachi, il cagnolino che aspettò per 23 proprio in quel posto il proprio padrone morto, e la cui fedeltà fu premiata proprio con quella statua. Ora, è un punto di ritrovo. Qua e là, gruppetti musicali semisconosciuti mescolano allegramente le sonorità all'ultima moda con il jazz e il punk. Quanto al vestiario, molto spesso indumenti di gusto occidentale si accompagnano a kimoni, o ad abbigliamenti da rockettari o fanatici dell'hip hop. La cultura sincretista giapponese si diverte a sparpagliare le carte, rivelandosi particolarmente fertile per la nascita di nuovi stili e tendenze. Una postilla da gambero rosso: se vi trovate nei pressi dell'animate aguzzate la vista: sulla sinistra c'è un ristorantino che serve solo ramen gestito da una signora anziana. E' parecchio buono.
Ginza è l'ultimo dei cuori pulsanti di Tokyo, almeno per come la vedo io. Personalmente, è il quartiere che preferisco. Lo contraddistinguono lo stile e l'eleganza. Come molte zone di Tokyo, la notte diventa un gioco sfavillante di luci, assumendo una connotazione ancora più invitante. Sulla stessa via si trovano: il Sony Building, sette piani di innovazioni tecnologiche (si, proprio quelle che ti fanno sentire un troglodita tra i trogloditi quando torni a casa); il centro commerciale Mitsukoshi, dove spendere fino all'ultimo euro in mio possesso. Ok, è roba all'ingrosso: ma di qualità, azzo! Durante questo soggiorno ho preso solo una confezione di bacchette con disegni squisiti, ma tornerò: è una promessa; il teatro Kabuki, purtroppo in fase di restauro quando siamo passati noi. Ma solo la facciata vale davvero la pena di essere vista; e, infine, ultima ma non ultima: la meravigliosa pasticceria FUJIA, dove tutti i miei sogni gastronomici sono diventati realtà. Vi ho assaggiato alcune tra le cose più buone che io abbia mai mangiato.

*seconda parte*
Tuttavia, un episodio che ha avuto luogo circa due giorni dopo mi ha definitivamente chiarito le idee. Ci e' capitato, infatti, di trovarci a casa di Mizuho, ospiti di quella che si potrebbe definire una cena in nostro onore, alla quale erano invitate anche altre persone, ovviamente di nazionalita' nipponica. Poco prima di andarcene, avevo notato una busta di plastica, contenente alcune bottiglie. Visto che ho la tendenza a curiosare piu' del dovuto, mi ero avvicinato per vedere cosa fosse contenuto in essa. Immediatamente, gli altri commensali si sono irrigiditi. Tuttavia, non pago, ho chiesto loro cosa ci fosse dentro. Keiko, un'amica di Mizuho mi ha risposto che c'era del sake', comprato da un altro ragazzo come ricordo, aggiungendo pero' che adesso non si poteva bere, vista la temperatura. AL che, ho risposto scrollando le spalle. Pensavo che la cosa fosse finita li', ed invece, pochi istanti dopola stessa Keiko ( che parla italiano) si e' avvicinata a me, dicendomi che il ragazzo di prima aveva deciso di regalarmi la bottiglia, visto che non poteva farmi assaggiare il sake' in quel momento.
Come e' facile intuire, mi sono sentito in forte imbarazzo per tutto il resto della serata, conclusa con uno scambio di biglietti da visita, secondo il cerimoniale in usanza da queste parti. Quindi, in metropolitana, abbiamo ricostruito quanto accaduto, rendendoci conto che persino una richiesta come la mia, apparentemente innocente in un paese come l'Italia, era in grado di mettere in forte imbarazzo un giapponese, fino a spingerlo a privarsi di qualcosa pur di non scontentare un ospite.
p.s. Nei prossimi due giorni, comparranno i reportages finali sui quartieri di Shibuya, Shinjuko, e Ginza.
p.p.s. Il significato del kanji in apertura di post e', ovviamente, "sake'".

I giapponesi, io, credevo di conoscerli. Davvero. E invece mi sono reso conto del fatto che piu cerchiamo gli uni di scimmiottare i comportamenti degli altri, piu ci rendiamo ridicoli. E triste vedere i ragazzi che affollano Shibuya, il quartiere modaiolo per eccellenza di Tokyo, cercare di assomigliare ai rapper americani, arrivando persino a cotonarsi i capelli, tanto quanto assistere alle processioni di devoti sfigati occidentali alla ricerca di un manga pubblicato da un autore sconosciuto circa 50 anni fa, ed il cui senso spesso non e` neanche ben chiaro per loro.
Ma andiamo con ordine. Dal punto di vista occidentale, gli abitanti della terra del sol levante sono dei simpatici pirla, sempliciotti, persi nel caos delle loro citta`. Spesso sono oggetto di scherno, a volte di presa in giro benevola. Sotto sotto, sebbene provassi una grande ammirazione per il popolo di cui stiamo trattando, alcuni di questi stereotipi mi erano rimasti impressi. E invece, sono successe molte cose che hanno modificato queste mie convinzioni sotterranee. Il primo evento di cui voglio raccontarvi risale a qualche giorno fa. Dopo una giornata piuttoso stressante, ci eravamo recati, accompagnati dalla nostra amica tuttofare Mizuho, in un piccolo caffe` nei pressi della stazione di Ueno. L` ambiente era molto elegante, e come avevo potuto constatare facilmente, eravamo proprio noi tre italiani quelli vestiti nella maniera piu approssimartiva. Tuttavia, avevo attribuito alle contingenze del viaggio questo fatto, e non vi avevo dato troppo peso. Ad un certo punto, pero, ho avuto la bella pensata di mostrare a Mizuho la stampa antica comprata qualche ora prima, con trionfante orgoglio, aspettandomi di essere riconosciuto per questo un fine intenditore di arte antica.
Viste queste premesse, e` facile capire come sia rimasto quando lei si e` messa a ridere e ha detto,testualmente :
- Daniele, ma sei tutto matto! Non capisco niente di quello che e` scritto...!-
Ero io, in questo caso, un italiano, e per questo un individuo convinto di essere sempre mediamente piu furbo degli altri, ad aver acquistato quella che presumibilmente era paccottiglia. Proprio come i giapponesi che comprano, gabbati dai venditori, souvenires finto-caratteristici di Roma. Fosse stato solo questo, pero`... i miei dubbi sarebbero stati destinati a svanire presto....*continua...*
Quanto visto questi giorni mi sta facendo riflettere in maniera particolare. In questo momento sono comodamente seduto nella hall del mio albergo, e digito queste poche frasi mentre godo dell abbraccio del mio yukata, il kimono estivo. Ho avuto molte occasioni di frequentare dei giapponesi doc, e sono arrivato ad una conclusione. Non sono tipi strambi. Hanno semplicemente dei codici di comportamento che sono completamente opposti ai nostri. E cosi`, quando si trovano nelle nostre citta, la loro goffa inesperienza li fa sembrare dei personaggi assurdi. Ma lo stesso accade a noi. Ultimamente, se posso fare riferimento a me e alle mie compagne in questo viaggio, stiamo collezionando una serie da record di figure imbarazzanti, e io stesso ne ho commessa una memorabile questo pomeriggio.
Eppure, non ho mai notato dei comportamenti ostili. Ma, al contrario, gentilezza, cortesia e comprensione. Il Giappone sognato sui manga o leggendo dei libri non esiste. Esiste una civilta` molto diversa dalla nostra, e che cerca disperatamente di imitarci. Proprio come facciamo noi, quando pensiamo presuntuosamente di aver capito tutto di questo paese semplicemente leggendo le note di un fumetto, o anche passando ore ed ore a sudare nelle palestre dove si praticano le arti marziali, per poi sproloquiare sulla Via del Guerriero.
Ora, purtroppo, e` tempo di andare a dormire. Ma presto illustrero` con esempi concreti quanto ho scritto. Perche` mi sono reso conto che le teorie, in questo caso, servono poco o niente. Meglio citare dei fatti. Poi, ognuno trarra` le sue conclusioni.