Sulle Ali dell'Arcadia

Quando gli oceani sulla terra si prosciugarono, gli uomini si convinsero che era giunta la loro fine. Per qualche strano motivo, non aprirono gli occhi sul mare sconfinato che si apriva sopra le loro teste. Il dubbio su quale fosse la via da prendere per l'umanità, era motivo di grande afflizione. Ma, sperando in un avvenire radioso per una nuova specie umana, un pugno di uomini strinse i denti e partì alla volta di quel nuovo e sconfinato mare che era lo spazio. Questi coraggiosi vennero derisi, e additati come fuorilegge all'inseguimento di un sogno effimero...Questa è la storia di quel tempo...Siamo nell'anno 2004...

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mercoledì, gennaio 31, 2007

 

 

 

 

 

 

 

 

Edoardo – daremo questo nome a un ricco barone nel fiore dell'età virile – aveva trascorso l'ora più bella di un pomeriggio d'aprile nel suo vivaio, per innestare su giovani tronchi delle marze ricevute da poco. Il lavoro era appena terminato. Egli riunì gli attrezzi e li ripose nella custodia. Mentre osservava soddisfatto la propria opera, arrivò il giardiniere, che sorrise compiaciuto per la collaborazione e lo zelo del padrone.
"Hai per caso visto mia moglie?" domandò Edoardo mentre s'accingeva ad andarsene.
"Laggiù nell'area nuova" rispose il giardiniere. "Finiranno oggi la capanna di muschio che la signora ha fatto costruire a ridosso della parete di roccia, di fronte al castello. È riuscito tutto molto bene e piacerà senz'altro a Sua Grazia. C'è una vista stupenda: sotto il paese, un po' a destra la chiesa – e si riesce quasi a vedere al di là del campanile -, di fronte il castello e i giardini."
"È proprio vero" disse Edoardo. "A pochi passi da qui riuscivo a vedere gli uomini al lavoro."

[Johann Wolfgang von Goethe, Le affinità elettive, A. Mondadori. Traduzione di Ada Vigliani]

postato da: Harlock79 alle ore 16:23 | link | commenti (2)
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mercoledì, gennaio 24, 2007

WINTER HAS COME

The photo on this page is  © 1996-2007 Carsten Clasohm. You are free to use them under the Attribution ShareAlike Creative Commons license.

postato da: Harlock79 alle ore 13:50 | link | commenti (1)
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martedì, gennaio 23, 2007

FAIR POLITICS...

 

Devo dire di non essere mai stato un grande fan Di Pietro, inteso come politico. A parte alcune sue posizioni sulle quali non sono d'accordo (come per esempio il no alla separazione delle carriere), mi ha spesso dato l'impressione di essere un  pò un parveneau ,se mi passate l'espressione. Eppure, questa sua ultima trovata gli fa guadagnare parecchi punti ai miei occhi. Cos'ha fatto, in pratica, il nostro Tonino? Ha cominciato a mettere su Youtube alcuni video in cui racconta la sua attività come Ministro. Semplicemente questo.

In particolare, è piuttosto interessante l'ultimo della serie, in cui racconta una riunione del Consiglio dei Ministri. A quanto pare, la cosa ha trovato una certa eco anche sulla stampa. Non siamo ancora ai livelli di Sègolène Royal, che addirittura si fa l'avatar su Second Life, ma è sempre un passo avanti verso una politica fair. Un pò come il manifesto sul "Buon cibo", che trovate nel post precedente.

[AGGIORNAMENTO: Se ne parla anche nel blog di V. Zambardino, su Repubblica.it , fateci un salto se vi va...]

postato da: Harlock79 alle ore 14:14 | link | commenti (6)
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martedì, gennaio 16, 2007

IL BUON CIBO...

 

Le righe che seguono sono state elaborate nel corso di un confronto virtuale su un forum.

Fatemi sapere che ne pensate, e sentitevi pure liberi di insultarmi o, viceversa, di prendere questo testo, modificarlo e farlo circolare...



<< Poichè dall'informazione e della conoscenza, beni economici primari della nostra epoca, discende ogni altra forma di ricchezza, possiamo progettare l'emergere di un'economia dell'abbondanza, i cui assunti,
e soprattutto le pratiche, rappresentino una profonda rottura con il funzionamento tradizionale dell'economia.Di fatto, già viviamo più o meno in questo regime, ma continuiamo a servirci degli strumenti ormai inadeguati
dell'economia di rarità>>

GOLDFINGER C., L'utile et le futile.L'èconomie de l'immatèriel. Odile Jacob, Paris.


Stiamo viaggiando tutti insieme, ma non tutti alla stessa velocità.
E’ come qualcuno si trovasse all’interno di un treno e guardasse fuori gustandosi  il paesaggio, mentre c’è chi gli sfreccia accanto sull ‘autostrada, e qualcun'altro nel frattempo gli lancia un’occhiata distratta, distraendosi dal lavoro nei campi.
E' sempre stato così.
Ma oggi il viaggiatore del treno, l'automobilista ed il contadino possono incontrarsi in un nuovo luogo: la rete.
E vivere ognuno secondo i propri tempi. Disegnando, con la propria navigazione, una personalissima mappa ricca di curiosità, interessi, emozioni, relazioni umane.
Una mappa che racconta la vita. Ecco l'humus da cui può germinare un autentico, genuino, commercio.
Dove ognuno mette in gioco ciò che ha. Ciò che è.
Ciò può permetterci di essere ispirati da motivazioni globali, la cui pratica attuazione è locale.
Degerarchizzata. Flessibile.


Tuttavia, le nostre differenze e disparità vengono prese a pretesto per cristallizzare condizioni di ingiustizia e disprezzo verso i diritti umani.
Perciò, mentre molti di noi vivono sulla faccia illuminata della luna, la gran parte dell'umanità è stretta nelle catene della corruzione, del traffico di innocenti, della distruzione delle biodiversità, e del disprezzo verso i diversi (intendendosi qui, per diversi, i diversi dagli adoratori dell'oro e del denaro).


E' giunto il tempo di un nuovo commercio, di una nuova rete di relazioni. Sinaptica. Nodale. Fair.
E' giunto il tempo di donare, tramite il commercio, il vero potere da venerare: la conoscenza.



Perciò crediamo:

1) Che le differenze culturali, di genere, e religiose, vadano valorizzate e messe in rete.
2) Che tutti i tempi dell'esistenza abbiano pari dignità.
3) Che possa nascere e mettere solide radici un'economia che sia insieme efficiente e sociale.
4) Che competere e cooperare non siano due verbi in opposizione: cum-petere: cercare insieme,infatti, significa mettere in relazione le diverse attitudini e capacità per il bene comune.


Per questo, ci impegniamo a:

a) Avviare contatti con i produttori dei paesi dell'Africa, del sud-est asiatico e del sud America,senza dimenticare
le aziende agricole italiane ed i loro prodotti.
b) Lavorare solo con produttori che si impegnino a rispettare l'ambiente, i diritti delle donne e dei minori.
c) Retribuire questi produttori secondo criteri meritocratici.
d) Non avvalerci, nelle nostre attività, di volontari.
e) Esplorare le diverse modalità di distribuzione presenti sul mercato, a patto che tali distributori rispettino anch'essi
l'ambiente, i diritti delle donne e quelli dei minori.
f) Lavorare per una vera economia di comunione.
g) Corrispondere ai produttori africani, asiatici e sudamericani prezzi superiori a quelli attualmente previsti dal mercato.
h) Fare uso degli strumenti del finanziamento anticipato e del microcredito.


In poche parole, il messaggio che qui ci impegniamo a diffondere e portare alla conoscenza di tutti è:


Siate umani e riprendetevi ciò che è vostro!

postato da: Harlock79 alle ore 14:27 | link | commenti (1)
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lunedì, gennaio 15, 2007

THE TIMES THEY ARE A CHANGIN'...

....e non sempre in meglio. Non so se la stessa cosa sia capitata a voi, ma più passa il tempo più divento diffidente verso la cose e le persone. E questo è piuttosto strano, perchè contemporaneamente cerco sempre di fare esperienze diverse e di conoscere persone nuove.

Tuttavia, dietro l'apparente apertura, cerco sempre di capire bene chi mi trovo davanti, e le situazioni che mi circondano. Sarà un riflesso della senilità incombente...

postato da: Harlock79 alle ore 10:54 | link | commenti
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lunedì, gennaio 08, 2007

CHI HA DETTO CHE NON ESISTONO PIU' GLI EROI ?

"You're packing a suitcase for a place none of us has been
A place that has to be believed to be seen
You could have flown away
A singing bird in an open cage
Who will only fly, only fly for freedom".



postato da: Harlock79 alle ore 11:24 | link | commenti
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lunedì, gennaio 01, 2007

-Adora i libri.
 
Allora, vediamo un po’. Nello scrivere, per sbaglio ho esordito con un “adora i liberi”, che più che un refuso rappresenta una consapevole scelta di campo.
Comunque. Il mio primo approccio con i libri risale all’infanzia, ed ha il sapore entusiasmante di una scoperta: so leggere benissimo, e mi piace da morire.
 Comincio con i classici di Salgari: corsari neri, rossi, verdi si arrampicano lungo le pareti della mia stanza. Ma non sono soli. Arraffo da qualche una copia di “Pietro strogoff, il corriere dello zar “ appartenuta a mio padre, circumnavigo in ottanta giorni il globo, solidarizzo con il povero Crousoe, vado alla ricerca di numerosi tesori.
Un giorno, mia madre mi regala un libro scritto con un inchiostro rosso e verde. Ho pianto su quel libro, ho riso con quel libro, e lo tengo sempre vicino a me come fosse un tesoro. E, cosa davvero importante, alla bella età di 27 anni ancora credo fermamente ad una cosa. Che quel libro sia fondamentalmente vero.
Passa un po’ di tempo, mi regalano un volume di Asimov, ed è di nuovo amore. Che sia stato il nome bizzarro ad attrarmi, o la vena poetica dell’autore, poco importa. Il crollo della galassia centrale. Notturno. Condotto C. Il tiranno dei mondi.
Mi perdo nella fantascienza: scopro che forse gli androidi sognano pecore elettriche, e che, tutto sommato, le potenze dell’Asse potrebbero non aver perso la guerra. Lo studio della Storia rimetterà le cose a posto, ma ringrazio ancora Philip Dick per avermi insegnato a dubitare di tutto quello che sembra scontato.
Nell’adolescenza leggo i russi, anzi: leggo Dostojesvkij. Ed ogni cosa sembra allucinata. I luoghi, le persone, i sentimenti morali. E più leggo più mi perdo. Mi sembra saggio dubitare di ogni cosa, e la luce della fede mi appare quasi un veleno temibile.
Intorno ai vent’anni, scopro che un signore borghese e dissoluto allo stesso tempo, di origine belga, ha saputo scrutare quanto e più di Dostojevskij nell’occhio del mostro. Scrive romanzi ambientati in piccoli e sordidi condomini, tra stazioni ferroviarie sgocciolanti di pioggia, impermeabili fradici, fazzoletti e trucchi da donna; insomma, mi accorgo che Simenon, affondando le mani nella nostra fatica quotidiana ha saputo mettere a nudo in maniera cruda le nostre debolezze, senza nemmeno la consolazione di un edificante intento morale.
Ora, dopo essermi un po’ abituato alla confusione della foresta, medito su Kenzaburo Oe, non disdegno Luther Bliesset, mi incazzo pensando al fatto che sono nato troppo tardi per scrivere via mail a Leonardo Sciascia, e spero di incontrare Harmann Melville in un’ altra vita.
 
 
postato da: Harlock79 alle ore 18:48 | link | commenti (6)
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